venerdì 19 marzo 2010

Senza informazione

senza informazione in Italia schiavi dei mediaReporters sans frontières ha pubblicato la classifica della libertà di stampa. Per noi italiani emerge un dato negativo, ma che non soprende, siamo al 40° posto.
Se pensiamo che siamo uno dei paesi più industrializzati, facciamo parte dei G8, che tra questi siamo naturalmente quelli con meno libertà insieme alla Russia. La cosa che fa più riflettere è che paesi come: El Salvador, República de Mauricio ci precedono (con tutto il rispetto per loro).
La nostra costituzione con l'articolo 21 nel secondo punto dice:
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Perchè il confronto politico in tv non è consentito? Perchè chi paga il canone della televisione pubblica deve vedersi privarsi di un elemento essenziale della democrazia? Eppure ci sono giornalisti e personaggi pubblici che dicono che non siamo in pieno regime. Ma personalemente sono molto preoccupato.
Il manuale di Franco Monteleone: "La Storia della Radio e Televisione italiana" che sto studiando per un esame di Storia dei Media, in alcuni passi mi ha fatto riflettere sulla situazione televisiva italiana. La democrazia in un paese sviluppato come il nostro non funziona bene. Facendo un piccolo ma efficace parallelo con il periodo fascista, in cui molti reti radiofoniche vennero eliminate, ma per una pluralità di informazione da reti estere come radio Londra, Barcellona, Valencia e Mosca, alcuni italiani all'estero come Palmiro Togiatti sotto lo pseudonimo di Mario Correnti, informavano la popolazione italiana di ciò che stava per accadere al nostro paese. Ora, nel periodo precedente le importanti elezioni regionali, provinciali e comunali del 28/29 marzo, il fatto di chiudere programmi come: Annozero, Ballarò, Porta a Porta, e quindi portare conduttori e giornalisti a creare un pluralismo d'informazione altrove, nel nostro caso sul web: http://www.raiperunanotte.it/ è un fatto gravissimo.
Rai per una notte, sarà come "Radio Londra" che contribuì al movimento partigiano, ed è stato ampiamente riconosciuto il ruolo della radio, soprattutto del colonnello Stevens. Il web potrà salvare la nostra democrazia. Il contributo di giornalisti come Sandro Ruotolo sarà per noi come quello del colonnello Stevens nel periodo fascista:

"il giornalismo è il sole che dirada le nebbie dell'ignoranza, che svolge e matura i grandi sistemi della civilizzazione; è la luce che scopre a addita i bisogni della società, la forza che spinge i governi a provvedervi, la spada che uccide la tirannide, il faro che guida pel vasto oceano della politica, dell'economia pubblica, della scienza, dell'arte".

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