sabato 31 dicembre 2011

Fai da te / Fai tante date (Parte 7) Il tempo è denaro

il tempoIl musicista DIY è il più delle volte povero, non intendo soltanto economicamente, la mancanza di tempo è una povertà uaguale se non peggiore, in certi versi a quella economica, gli artisti di strada ne sono un esempio indiscutibile. Non a caso molti generi musicali sono nati proprio nei ghetti e nell'underground di grandi città, proprio per situazioni di grande disagio economico e sociale, ma è sempre bene tenere a mente che il Blues nasce proprio dalla povertà. Oggi gli artisti hanno a disposizione strumenti a basso costo, alla portata di tutti, semplici da usare e il più delle volte attraverso un semplice computer si ha la possibilità di registrare e diffondere la propria musica a molte persone in tutto il mondo, grazie anche al web. Quello che manca oggi è il tempo necessario per creare quel "qualcosa" che si possa definire arte, da far circolare il più possibile per farla apprezzare al meglio. Se prima l'arte era un modo di far confluire tutti i disagi in essa, un catalizzatore di tutte le emozioni, i pensieri e quant'altro, oggi sembra essere un "hobby". Ci sono persone che non trovano differente farsi una corsetta con gli amici e entrare in sala prove con gli stessi. Tutto questo perché in molti vedono la musica come un passatempo, a cui spesso fanno seguito tentativi per arrivare al successo partecipando, una volta tanto ai contest, qualche altra volta inviando demo a qualche rivista del settore e se si è fortunati suonare in qualche festival in apertura di band un po' famose. Questo perché viene sempre prima il dovere e poi il piacere, infatti la maggior parte degli artisti DIY, oggi come oggi sono per la stragande maggioranza composta da ragazzi benestanti in cerca di notorietà, alla ricerca di essa per evadere da una reltà spesso noisa, come potrebbe essere quella lavorativa, tale da spingerli a pensare che "tentar non nuoce", quindi perché non provare a metter su una band?
Il primo step è iniziare la propria carriera musicale con le cover di band famose, cosa che li spingerà nel tempo ad esibirsi nei primi locali e se le cose andaranno bene, il più delle volte rimarranno cover band a vita, proprio perché un minimo di notorietà ci sarà sempre, i locali pagano e la vita di tutti i giorni continua. Invece per altri il secondo step è quello di passare a fare pezzi propri e magri registrarli, per poter poi realizzare una demo da spedire ai locali per fare serate nei locali frequentati da più gente. In questo secondo step vengono fuori spesso e volentieri problematiche legate al dispendio di energie e di denaro che spingono la band a recuperare le spese. Per molte band la cosa funziona e spesso si entra nel vortice del lucro, che dopo poco li porterà nello step successivo dove si cercherà a tutti i costi un'etichetta o casa discografica che produca un disco vero e proprio. Rimane il fatto che il musicista DIY in questione non è un musicista, cioè non è colui che di mestiere vive della propria musica o per lo meno non pensa di esserlo all'inizio. A volte scattano tutta una serie di meccanismi che fanno pensare che uno che dedichi 2 ore ogni tot giorni alla musica sia un musicista, quando invece non è chiamato calciatore colui che 2 ogni tot giorni si fa una partitella a calcetto con amici.
Il fatto di non avere le forze e il tempo di suonare, spinge molti musicisti a ridursi a status di "musicista bistrattato", "musicista sottopagato", "musicista di serie B", perché il suo è un voler arrivare a compiere gesta che non gli spettano. Ci sono casi in cui molti pagando infine ce la fanno comunque a "sfondare", ma sono casi rari, oppure ce la fanno per una bravura innata nell'individuare in quel breve lasso di tempo qual è la via da seguire per diventare famosi. Ma bisonga per forza diventare famosi?
Come tutte le cose che ci circondano, questa sovrabbondanza spinge gli uomini a rincorrere un sogno spesso irrealizzabile, dove si incappa in una spietata competitività in cui ad essere danneggiata è proprio l'arte in generale. Volete il successo a tutti i costi, eccolo, e poi? Una hit, un'altra, ma la sostanza dov'è? C'è gente che guarda al passato con leggerezza, vive con l'illusione che in questa società ci sia ancora il posto per un Jimi Hendrix, ci sono band che immaginano di poter diventare un giorno i Velvet Underground, ci sono cantanti che hanno come modello David Bowie, ma vi siete mai chiesti quanto tempo hanno impiegato questi grandi artisti per provare, comporre, organizzare tutto il loro lavoro? È vero ci sono persone predestinate, ma oggi mi pare che tutto sia pensato in funzione del fatto che c'è appunto questa possibilità di essere predestinati ad un futuro migliore. Esiste quindi una povertà al quanto invisibile, chimata in gergo religioso "povertà di spirito" e penso che per fare le cose al meglio bisogna prima porsi delle domande esistenziali. Penso a Bob Dylan e a cosa stava pensando quando ha scritto queste parole: "How does it feel, How does it feel, To be without a home, Like a complete unknown, Like a rolling stone?"

L'immagine presente in quest'articolo è un collage realizzato a mano da: Fontanelle
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