sabato 11 febbraio 2012

Fai da te / Fai tante date (Parte 13) Centri commerciali, audio fast-food e Loudness war

Uffà!Che poi magari, qualcuno ha già scritto un libro e vende pure tante copie su di una critica simile, e fa anche tante date per promuoverla, e magari costui ha anche il nome di Simon Reynolds. Ma lui sì che se lo può permettere, infatti su Retromania ho trovato molte analogie ai miei attuali pensieri sullo stato della musica odierna, sul nostro gusto nel tornare quasi sempre indietro nel tempo, di ripercorrere alcune mode, di sfruttare la tecnologia per riscoprire vecchi ricordi ed ascoltare vecchie glorie del passato convinti che il presente non ci possa regalare più niente di buono. Leggere Retromania è stata una bella botta per me, che già mi sentivo inutile davanti a tutto questo marasma, ma che fortunatamente mi ha confermato alcuni pensieri che avevo e che non riuscivo a trasferire su questo blog.
A parte un grande uffa iniziale, non mi arrendo e continuo con i mei sproloqui sugli ultimi esemplari di cultura musicale. La situazione la vedo in questo modo, come neo patentati che involontariamente viaggiano su un'autostrada in retromarcia, senza che nessuno dica e faccia nulla. Il messaggio che volevo far passare con la precendete parte era quello di uscire ad un certo punto fuori da questi centri commerciali virtuali, punti d'incontro volti all'interscambio di merce che non si ha la reale esigenza di condividere, di ascoltare ed apprrofondire. Ma proprio leggendo Retromania ho capito defintivamente che ci sono poche speranze, prorpio da qui ho preso spunto per parlarvi dell'audio fast-food in cui il critico britannico mi ha aiutato ad introdurvi con più facilità nell'ampio spettro della Loudness War. Molti sono convinti che chi abbia registrato negli Abbey Road Studios possa dire di aver tra le mani le migliori registrazioni in assoluto, ma non è sempre così. In realtà anche se si è molto appassionati dei Beatles non si parla mai della loro tendenza all'uso della tecnica chiamata "loudness war", proprio nello studio di registrazione più conosciuto ed osannato, e visto che ci piace tanto andare indietro nel tempo vi spiegherò cos'è accaduto. Tecnicamente com'è cambiato in peggio il modo di registrare, potete ascoltarlo qui, dove noterete che il riquadro a destra mostra chiaramente il fenomeno del clipping digitale, cioè l'usanza di "pompare" il volume complessivo di un brano al fine di far prevalere l'ascolto migliore di musica in ambienti affollati. Una spiegazione che si collega bene al concetto di audio fast-food, in cui il cibo ha una bassa qualità, al fine di un pasto consumato velocemente e in ambienti poco adatti come in macchina ad esempio, questo perché l'industria musicale, come qualla del cibo vuole che ci sia un consumo maggiore dei loro prodotti. La musica è concepita come un prodotto, l'mp3, il simbolo principale di questo scempio in cui la musica viene portata in ogni dove, per un ascolto frettoloso e distratto, grazie soprattutto agli usatissimi lettori come l'iPod. Questo spinge anche l'ascoltatore ad isolarsi, e quello che sostiene Reynolds è quello che sostanzialmente ha introdotto (i) su ogni prodotto commerciale, che vuole rendere l'ascoltare solo con il proprio io. La generazione che sta arrivando a stento riuscirà a concepire un ascolto condiviso (non nel web) ma dal vivo con altri ascoltatori. L'unico modo di condividere la musica con altri saranno i concerti, dove dice Reynolds non puoi creare la tua playlist, non puoi mandare avanti, saltare un pezzo. Recentemente ho letto di una critica rivolta all'iniziativa dei "Non luoghi musicali" evento organizzato presso il Centro Commerciale "Campania" di Marcianise, in cui si criticava l'inziativa perché si è tentato di portare un certo tipo di musica in ambienti che hanno poco a che vedere con la qualità. Una critica inutile, visto che in Italia ci sono pochi spazi consoni alla qualità, i pochi locali a norma e strutturati in modo che la musica possa essere ascoltata come si deve sono veramente pochi, e spesso questi ospitano solo i più conociuti artisti in circolazione. È inutile criticare chi vuole fare qualcosa, quando tutta la cultura musicale sta andando in frantumi, ben vengano queste iniziative dove almeno questi "non luoghi" permettono di vedere in faccia l'artista a differeza dei veri non luoghi, come il web dove si sta ufficialmente mettendo le basi per una rivoluzione culturale che stando a quello che ci sta propinando non ha nulla di buono in servo per il nostro futuro.

L'immagine presente in quest'articolo è uno screenshot che ho fatto a Chrome che aveva cessato di funzionare
lo streaming di musica online di colpo è terminato
Continua...

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